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![]() Nato a Napoli il 28 agosto 1907. Morto a Napoli il 23 febbraio 1986. |
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Appartiene alla categoria dei bambini-prodigio. Esordisce a tre anni, in frack e paglietta. Era di moda allora. Maurice Chevalier la portava già a Parigi e il piccolo Taranto, inconsapevolmente, si adegua. La porterà sempre, in tutti i suoi spettacoli "leggeri". Vi apporta però una modifica personalissima: taglia dalla falda frontale tre spicchi a triangolo, in modo da ottenere due punte triangolari. Sarà l'emblema che lo accompagnerà per tutta la sua vita.
Avviato così precocemente allo spettacolo, Taranto insiste e nel '28, a soli ventun anni, viene già considerato un artista completo, in grado di recitare il genere comico e quello drammatico. Ma è ancora un giovanotto e anche se scalpita, deve attendere. L'anno dopo finalmente entra in una compagnia importante, la Cafiero-Fumo. Si impone come cantante-macchiettista e questa specializzazione diviene la chiave di volta della sua carriera. E' vero che sogna di passare alla prosa. Ma i casi della vita lo costringono ancora al genere "varietà". Poi col successo arriva la "rivista" e la prosa sembra dimenticata. Nel nuovo genere fa addirittura il grande salto: a trent'anni esordisce come capo-comico. Ormai è questa la sua strada e lui la percorre al meglio. In qualche teatro poco distante si esibisce l'acclamata compagnia di rivista di Totò. I due sono, si fa per dire, concorrenti. In realtà non è così. Taranto è un ammiratore di Totò, di cui apprezza il taglio dell'improvvisazione, la disarticolazione espressiva e le qualità mimiche. Tutti attributi, tranne l'improvvisazione, che non gli sono particolarmente congeniali. Ma a cui egualmente fa ricorso nelle sue macchiette. E' un tipo di espressività diversa, più costruita, certamente d'effetto, se ottiene il successo che lo accompagna ormai da tempo. Senza essere un epigono di Totò, sembra però seguirne le tracce. Nel 1938, l'anno dopo l'esordio di Totò a cinema con il film "Fermo con le mani", Nino Taranto gira il suo primo film "Nonna Felicità". Ora le due carriere si sono analogamente parificate. Per Taranto resta ancora l'ambizione di fare teatro di prosa, che appagherà nel 1955. L'incontro sullo stesso set con il grande Totò deve attendere ancora undici anni. Finalmente nel 1949 Taranto lavora con Totò nel film "I pompieri di Viggiù". Il rapporto è immediatamente diverso quello che Totò ha avuto con Fabrizi o anche con lo stesso Peppino De Filippo. Taranto conserva tutta intatta la grande ammirazione che ha per Totò. Lo ha già detto in pubbliche dichiarazioni e, se non bastasse la parola, lo dimostra nei fatti. In tutte le sequenze dei sei film che hanno girato assieme, l'ammirazione è palese. Sembra quasi che sia lì a godersi lo spettacolo. E quando deve intervenire non si mette in competizione. Sembra quasi cosciente della sua inferiorità e non accetta la sfida. Si mette al servizio del suo grande collega, che sembra considerare il suo maestro. Tra i due si instaura quindi uno strano rapporto di complicità, nel senso che è Taranto ad assecondare la stranezze e le matterie di Totò ma non come farebbe una spalla tradizionale, che si limita a fornire, meccanicamente, gli spunti e i pretesti per le battute del comico. Nella recitazione di Taranto, invece, si sente il comico, un comico vero abituato a stare al centro della scena e che al cospetto del Sommo, sta un passo indietro e si fa notare anche per la sua umiltà. I film con Totò 1949 I pompieri di Viggiù. 1961 Totò truffa 62. 1962 Totò contro Maciste. Lo smemorato di collegio. I due colonnelli. Il giorno più corto. 1963 Totò contro i quattro. Il monaco di Monza. |
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