Nato a Roma il 1° novembre 1905.
Morto a Roma il 2 aprile 1990.


         Poeta, attore, sceneggiatore, regista, produttore e cuoco per passione. Non è un epitaffio, è solo la sintesi estrema delle molteplici qualità, di artista e di uomo, di Aldo Fabrizi. Indicativa anche di un carattere forte, determinato e tuttavia addolcito dar core romano che connoterà tutta la sua vita. Nato nel centro di Roma, in via del Pellegrino a due passi da Campo de' Fiori, vive la sua infanzia a contatto con gli umori, il temperamento e il carattere popolare del quartiere. Egli stesso, d'altronde, è quel che si dice "un figlio del popolo": sua madre ha un banco di frutta e verdura e suo padre è falegname. Queste origini popolari, esibite anche con orgoglio, costituiscono il bagaglio "culturale" di base per la sua espressività futura. La sua formazione è pertanto analoga a quella di Totò, cresciuto nel quartiere Sanità a Napoli. Entrambi assorbono la cultura popolare d'origine. Con la differenza che successivamente Totò sarà alla costante ricerca delle sue origini nobili, mentre lui è orgoglioso d'essere un "romano de' Roma". Ciò non impedirà che i due, nei loro rapporti privati, saranno poi autenticamente amici.

         A ripercorrere la carriera di Fabrizi, sembra quasi di rileggere quella di Totò. Le analogie sono tante. Anche Fabrizi è mosso da "irrefrenabile vocazione". E si avvicina al mondo dell'avanspettacolo, dove si fa conoscere quale autore ed interprete. Nel 1931 si presenta al pubblico romano con due suoi atti unici "Bruneri e Canella" e "Nel Duemila", con cui ha modo di farsi apprezzare per la sua comicità, sapida e popolare, tutta ispirata ai tic, alle frasi ricorrenti e alla battuta bonaria della gente di Campo de' Fiori. Ha soltanto ventisei anni ed è già un comico ricco di tutto il repertorio necessario. Accanto però a questa vena, ne nasconde un'altra, che forse intuisce ma che non sa di possedere, quella drammatica. Salterà fuori, in tutta la sua notevole dimensione, quando gliene offrirà il destro Roberto Rossellini in "Roma città aperta". E' appena il suo secondo film. A conferma di un felicissimo esordio cinematografico avvenuto qualche anno prima, nel 1942 con "Avanti, c'è posto". In quella occasione, con una ormai lunga carriera teatrale alle spalle, Fabrizi si muove a suo agio davanti alla macchina da presa, costruendo un personaggio che, accanto alla comicità bonaria, sviluppa una tenerezza autentica nei confronti degli altri personaggi. La sua rimarchevole interpretazione è peraltro sottolineata dalla sobrietà realizzativa del regista Mario Bonnard. Quando nel 1951 i due lavorano per la prima volta insieme, Totò è nel fulgore della sua attività cinematografica, ritenuta tuttavia dalla critica di allora di qualità inferiore rispetto, per esempio, agli altri cinque titoli che nel frattempo hanno arricchito la filmografia di Fabrizi. Tutti o quasi tutti ritenuti, per la tematica che affrontano, film "impegnati", come si diceva allora per sottolinearne il particolare risvolto sociale.
Inoltre Fabrizi è un attore internazionalmente noto, dopo il successo di "Roma, città aperta".

         Non è noto, invece, se i due, all'atto di avviare nel '51 le riprese di "Guardie e Ladri", si conoscessero già. E' presumibile tuttavia che ciascuno, per proprio conto, abbia accettato di lavorare con l'altro per ragioni diverse. Fabrizi, perché nel copione vi ha scorto la continuità con le tematiche sinora affrontate nei suoi film precedenti; Totò, perché vi legge finalmente una storia molto verosimile, rispetto alle trame realizzate sino a quel momento, tutte sbrindellate e tenute in piedi solo dalla sua comicità funambolica. Si può anche ipotizzare che Fabrizi abbia accettato poiché, a prima lettura, il suo personaggio appare quale il protagonista della vicenda. Certo è che però sul set le cose cambiano. Totò ancora una volta pone in essere la sua aggressività. Questa volta condita di meno lazzi. Ha un personaggio per le mani e lo costruisce sapientemente. Lo carica di cialtroneria e tenerezza, mai rinunciando ai suoi moduli espressivi. La sensibilità di Fabrizi coglie appieno il rischio che sta correndo: di essere trasformato nella "spalla" del comico napoletano. E reagisce. Nei duetti oppone un distacco, arretra e si rifugia in una mimica facciale e gestuale, che costringe Totò a ridarsi la battuta. E sono duelli sublimi.

         Alla fine la partita l'avrà vinta Totò, come peraltro sottolineano i riconoscimenti ottenuti per l'interpretazione di questo film. Il "Nastro d'argento" e la "Palma d'oro" a Cannes gli vengono attribuiti per il "doppio registro comico e drammatico di ispirazione chapliniana".Ma Fabrizi ha imparato la lezione. Nei quattro film che seguono arriva sul set prevenuto. E' troppo forte il timore di essere strumentalizzato, di passare in secondo ordine. Ed evita accuratamente di lasciarsi coinvolgere dall'aggressività di Totò. Ricorre all'intera gamma delle sue qualità comiche, che gli consentono, se non di arginare, quantomeno di contenere l'irruenza di Totò. E ci riesce. Si assiste alle "performance" di due grandi, godibili e, in alcuni momenti, esemplari, ma comunque distinte tra di loro. E tuttavia, anche solo per quei momenti esemplari, valeva la pena che i due lavorassero assieme. Fabrizi non è stato una spalla di Totò e Totò per una volta tanto ha recitato senza spalle. Però si è cementato un rapporto umano che vale la pena di raccontare. Nella vita privata Totò era un ipocondriaco, un malinconico. Aveva poche relazioni e raramente usciva di casa la sera.Oggi si sarebbe detto che non era un "presenzialista". Fabrizi nutriva per Totò un affetto sincero, mai intaccato dalla rivalità professionale, e spesso andava a trovarlo a casa per passare con lui intere serate.

         Lasciamo però che a raccontare di questa amicizia sia chi era presente: la figlia di Totò, Liliana: "Fabrizi era l'unico attore che Totò frequentava nella vita privata. Ci fu un periodo che veniva quasi tutte le sere a casa nostra, quando era ancora viva la nonna che passava pomeriggi interi a preparare da mangiare per tutti. Fabrizi era molto scherzoso e divertente e papà lo stava ad ascoltare fino a tardi e rideva come un bambino". Era questa la rivincita umana dell'attore Fabrizi? E' da escludere. Fabrizi, sul set, ha sempre risposto colpo su colpo. Non aveva bisogno di altre rivincite. La sua comicità non è mai stata rassegnata, da vittima designata e docile, come quella di Peppino. Fabrizi, a modo suo, accettava la sfida e riusciva quasi sempre a rompere l'assedio di Totò per ingaggiare duelli memorabili. Insomma Fabrizi era il romano che non si arrende mai, che "nun ce vole sta".


I film con Totò

1951
Guardie e ladri.

1953
Totò, Peppino e… una di quelle.

1959
I tartassati.

1960
Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi.

1963
Totò contro i quattro.


fotostoria