Pippo, Pertica e Palla, gli affiatati 3P ai quali Jacovitti deve il suo primo grande successo, pare siano dei "calchi" di tre fra i più cari compagni di scuola dell'autore. Certo è che nella diversa conformazione fisica e nel diverso carattere, i tre rappresentano una sorta di campionario della gioventù degli anni '40 e '50, ma possono essere interpretati, pirandellianamente, come tre facce dello stesso autore: Pippo, riconosciuto leader del gruppo, è sì piccolo ma sommamente intelligente, fantasioso e buono, Palla, grassone e pauroso, ma innanzi tutto goloso, copre il lato "epicureo" del Nostro, così come Pertica, ingenuo e un po' svampito, ma in primo luogo magro e spilungone, ne rappresenta fisicamente un identikit che la buona tavola romana contribuirà a confinare sempre più nel novero dei ricordi e del "quando eravamo lisca di pesce".

I 3P, come verranno subito chiamati, insieme con il fedele cane Tom, sono catapultati nelle più varie e incredibili avventure, dall'amato West, alle foreste africane, dal regno dei Faraoni fino alla Luna, in un turbinoso girovagare non solo nello spazio ma anche nel tempo, dal presente al passato, dal reale al fantastico.
La serie, più che ventennale si evolve, si complica e si arricchisce man mano di nuovi personaggi. Alcuni memorabili come quello dell'anziana, furbissima e terribile signora Carlomagno, che vuole sempre intromettersi in tutto, o quello del terribile e cattivone Zagar, astuto criminale e perciò acerrimo nemico dei nostri eroi, la cui abilità nei travestimenti, l'insopprimibile voluttà nell'organizzare furti sempre più arditi, oltre che la calzamaglia nera d'ordinanza, anticipa, e non solo graficamente, il Diabolik delle sorelle Giussani.

Ma fra i comprimari di Pippo, Pertica e Palla, il posto d'onore spetta senz'altro all'arcipoliziotto Cip, dalla buffa marsina a code sempre dritte.
Cip non ne azzecca mai una. Nonostante sia sinceramente convinto della sua innata infallibilità, avvalorata dal continuo successo ottenuto dalle sue indagini, è solo grazie a una fortuna fra le più sfacciate esistente in natura che riesce sempre a risolvere anche i casi più intricati. E passa nel gergo comune dei giovani del tempo la frase "Ma tutto questo, io lo supponevo!", che il presuntuoso Cip immancabilmente rivolge a chiusura di ogni felice indagine al fido assistente Gallina, altro memorabile personaggio che ha il pregio, agli occhi del suo capo, di essere ancora più ottuso di lui.