Nella girandola di avventure e di luoghi fantastici visitati dai 3P un buon posto è occupato da storie che si possono ascrivere al genere fantascientifico. Ovviamente si tratta, come sempre in Jacovitti, di una fantascienza umoristica e rivisitata ironicamente, eppure in qualche modo portatrice di un messaggio di trasparente pacifismo e di critica della tecnologia.
È il caso, per esempio, di due storie, antitetiche addirittura nella loro collocazione temporale: Pippo preistorico e Pippo nel duemila.
Nella prima (definita un po' pesante: è dell'età della pietra!) i 3P un giorno entrano in una grotta e per uno strano fenomeno geofilosofico, vengono proiettati indietro di un milione di anni. Qui, dopo aver incontrato dei cavernicoli dal buffo linguaggio ("Mbarazz?! Cusè kelè mbarazz?!", "Akkà gnisciun he fess!") ai quali insegnano la costruzione di carri con relative ruote o di case di legno e altre varie tecnologie post-età-della-pietra, vengono catturati da una tribù di cavalli parlanti uno strano miscuglio di italo-napoletano ("Giovinotte, frr, come maie parlate come chille uomene che nascerannno fra un milione d'anne?"). Vengono così a scoprire da un cavallo archeologo che, scavando sopraterra per trovare le tracce del futuro, fu rinvenuto un sillabario appartenuto a tal Ciccio Esposito, e su quello è stata impostata la loro cultura letteraria. Il cavallo racconta poi della decimazione che la sua popolazione ha dovuto subire a causa delle guerre e dell'invenzione di armi micidiali che hanno provocato spaventosi cataclismi. Pippo consola lo strano archeologo rivelandogli il futuro roseo che i cavalli avrebbero avuto come alleati degli uomini (ma evita di parlare di fruste e di macellerie equine).
Nella seconda, Pippo nel duemila, i 3P vengono risucchiati da un UFO che si rivela essere una macchina del tempo in cerca di esseri umani di ogni epoca. Fatto il carico, la macchina si dirige verso l'anno 2250, dove incappano in Tritonio, uno scienziato pazzo che vuole conquistare il mondo per mezzo della "trinite", un minerale in grado di disintegrare il metallo. Trinite a parte, la storia è costellata di invenzioni poco raccomandabili come la pistola lanciaschiaffi, l'energia pepatomica (estratta dal pepe di Cayenna), la ciambella a reazione, il raggio paralizzatore e così via… Il finale è ovviamente lieto, con i nostri eroi che ritornano sulla Terra, ma resta il monito a diffidare di nuove scoperte scientifiche utilizzate a fini bellici.

Altre avventure fantascientifiche vedono protagonisti i personaggi del giornalista Tom Ficcanaso e del giovane appassionato di UFO Gionni Galassia alle prese con l'umanità terrestre schiava delle macchine e dei robot, o il marziano Microciccio Spaccavento coinvolto in una fantastica "cosmicomica" a base di energia borbonica, sgargabonzi (robot volanti di acciaio inossidabile che non possono essere disintegrati perché i loro atomi sono raccomandati), pillole miracolose a base di "vecchia cuccagna etichetta nera" e via scien-fantasticando, o l'inventore Leopardo da Cinci che, con l'assistente tedesco dott. Franz von Papel Sciuscinigg Sturmgatten, intende fabbricare la bomba comica, sano ed esilarante esplosivo a base, ovviamente, di riso.

Ma la storia più strana, complessa e fantasiosa di questo genere è senza dubbio Pippo nella Luna, del 1945. Qui una specie di Dulcamara donizettiano invita, per un modico compenso, i cittadini radunati in piazza a guardare le stelle per mezzo di un telescopio. E la cosa succede davvero, perché ogni volta che un curioso mette l'occhio nel telescopio, l'imbonitore dà una gran manata sull'aggeggio, che così si conficca nell'orbita del malcapitato, il quale può, a ben ragione, sostenere di aver visto le stelle. Pippo, che ha assistito alla scena, la notte seguente sogna l'imbonitore e, per associazione d'idee, si ritrova, insieme al resto della banda dei 3P, sulla Luna, dove si trovano in quel momento un miliardo di sogni, la metà esatta di tutti i sogni esistenti, destinati al miliardo di persone che adesso sono sveglie. L'altro miliardo di sogni è fuori, in servizio attivo, perché sta popolando le notti delle persone che dormono. La cosa si complica vieppiù perché i nostri personaggi incontrano il sogno di Jacovitti, che in quel momento è sveglio perché sta disegnando la storia. E così via in un caleidoscopio surreale e poetico di rimandi verbali e prospettive sghembe, che sono quelle, appunto, dei sogni.