Accanto ai 3P (Pippo, Palla e Pertica) e al più famoso di tutti, Cocco Bill, sono più di cento i personaggi inventati nella sua lunga carriera da Jacovitti; e si parla di personaggi con spiccate caratteristiche individuali, fisiche e psicologiche.
Di alcuni restano memorabili gli accoppiamenti in rima nome/qualifica. Qualche esempio fra i più divertenti: Ghigno il Maligno, Battista l'ingenuo fascista, Oreste il guastafeste, Elviro il vampiro, Giacinto il corsaro dipinto.
Di altri si apprezza il funambolismo verbale, degno del migliore Dada, che Jacovitti usa nell'inventare i nomi: un pirata che si chiama Gamba di Quaglia, un marziano appellato Microciccio Spaccavento e un indiano dall'onomastico poco eroico come Occhio di Pollo. E poi, si può aver paura di un bandito chiamato Pasqualone o di una strega dal nome per nulla indemoniato di Filippo? Per non parlare dei tre diavoloni che, dantescamente, rispondono ai nomi di Papè, Satan e Aleppe, o di quell'altro diavoletto segnato all'anagrafe fumettistica come Pop Corn.
Altre volte Jac gioca di contrasto o di satira di costume, come quando chiama Kilometro un cane bassotto o Lolita Dolcevita la tipica teen-ager anni 60.

Ma al di là della straordinaria fantasia linguistica, restano sempre sorprendenti la caratterizzazione grafica e i plot narrativi su cui si basano le serie legate a personaggi protagonisti.
Vediamone, a mo' d'esempio, alcuni tratti da quella vera e propria enciclopedia on line sul genere che è "Anonima Fumetti"
(www.fumetti.org) a cura di Franco Fossati e Gianfranco Goria:
Jack Mandolino è un malvivente sfortunato quanto incapace che cerca di guadagnarsi da vivere con rapine e imbrogli di ogni tipo. Ma qualcosa gli va sempre storto, nonostante (o forse proprio per questo) abbia al suo fianco, Pop Corn, un simpatico diavoletto rosso che lo aiuta e lo consiglia dopo aver consultato, nei casi dubbi, ponderosi volumi che dovrebbero insegnare a cavarsela in ogni situazione difficile.
Tom Ficcanaso (nomen omen) è un giornalista sempre a caccia di notizie. Si crede insuperabile nel proprio lavoro, mentre invece è soltanto un incapace, sempre sull'orlo del licenziamento. Aiutato da una incredibile fortuna oltre che da un'allegra incoscienza, alla fine delle sue varie avventure riesce comunque quasi sempre, in un modo o nell'altro, a venire a capo delle situazioni ingarbugliate nelle quali aveva finito col ritrovarsi coinvolto.
Zorry Kid è una gustosa parodia del classico Zorro. La storia è incentrata sulle mille peripezie di un giovane californiano, Kid Paloma, che, stanco delle prepotenze del governatore, Don Pedro Magnapoco, indossa una mascherina nera trasformandosi in Zorry Kid, nemico di tutte le ingiustizie. E dato che Kid Paloma trascorre il proprio tempo ballando il flamenco, disinteressandosi di tutto e di tutti, nessuno sospetta del suo segreto.

Parodia e rovesciamento sono al dunque i motori fondamentali della narrazione jacovittiana, sorretta da una fantasia, a volte anche troppo smodata, ma che serve a trovare, quasi come un musicista barocco, tutte le variazioni possibili del tema dato. Quella smodata fantasia che fa riempire al nostro tutti gli spazi disponibili con icone, tormentoni grafici e piccoli personaggi-mostri, schiacciati dal peso del disegno-affresco che gli sta intorno, eppure, ognuno nel suo piccolo, germi di altre possibili storie.