"A otto avevo illustrato, senza avere la più pallida idea di quel che stavo facendo, alcune oscenità che mi erano state commissionate da un ragazzaccio più grande. Finì che ci cacciarono tutti e due dalla scuola e presi un sacco di schiaffi da mio padre." Comincia così il rapporto di Jacovitti con l'erotismo che bilancia il fervore confessionale che, per forza di cose e di editore, bisogna distillare nelle pagine del cattolico "Il Vittorioso".
Ma anche in questo campo, Jac non smentisce la sua carica ironica e smitizzante, che qui si fa vieppiù surreale e iperbolica: falli chilometrici come tubi da giardinaggio, capezzoli che saltano come tappi di champagne, intrusi furbastri che si aggiungono agli amplessi altrui da tergo, complicazioni di Kamasutra olimpionico. "Ho inventato più posizioni io del Kamasutra", a domanda sostiene il Nostro.
Anzi, due volte si lascia andare all'illustrazione del classico indiano dell'erotismo, la prima nel 1977 con Marcello Marchesi, suo antico compagno dei primi tempi romani, con una serie di album (ne erano previsti 10, ma ne vengono pubblicati solo 4 dal titolo Kamasultra; la seconda qualche anno dopo pubblicando per "Stampa alternativa" di Marcello Baraghini il Kamasutra spaziale, 96 pagine a colori di acrobazie fantascientifiche. Per non parlare di un Kamasutra canino. Ta mère t'a rien dit? che propone per il pubblico francese sei vignette di spericolati accoppiamenti canini.
Ma innumerevoli, e non sempre facili da ritrovare, sono le tavole che a vario titolo si possono inserire in questo genere, da quelle per la rivista per soli uomini Playmen alle cartoline spurie che, una volta collazionate, farebbero luce su un PornoVitt altrettanto interessante, per umorismo e raffinatezza grafica, quanto quello più conosciuto.
E a chi gli domandava sottovoce, quasi si trattasse di una perversione, ragione di questo lato seminascosto, Jac rispondeva: "Perché? Perché sì. Perché mi va. Perché sono un uomo libero e nella vita si cambia. Perché non c'è nessuno che mi possa vietare qualcosa".