La sua canzone più celebre, quella che gli è sopravvissuta, ed
anche la sua preferita, è Malafemmina, che si voleva scritta per Silvana Pampanini, la bella attrice di cui Totò si era innamorato. La aveva conosciuta sul set di 47, morto che parla. La Pampanini era di una bellezza prepotente e alimenterà il mito della maggiorata fisica, una espressione coniata da Vittorio De Sica per Gina Lollobrigida, ma che passerà a molte altre attrici degli anni Cinquanta.

         Totò la assedia con una corte discreta da grande signore, le riempie il camerino di fiori, le invia regali consistenti. Lei ne è lusingata, probabilmente non è innamorata ma è certamente affascinata dalla sua classe, dalla sua grande personalità, dal prestigio di cui Totò gode nel mondo del cinema. Come siano andate le cose non lo sappiamo ma la Pampanini molti anni dopo raccontò di averlo rifiutato e che lui, deluso, avrebbe scritto Malafemmina. (La malafemmina a Napoli non è, come comunemente si crede, la donna di malaffare, bensì la donna che fa soffrire, la donna crudele).

         L'altra versione, che sembra avvalorata dalla copia depositata alla Siae con tanto di dedica, vuole che Malafemmina Totò l'abbia scritta per sua moglie Diana, che aveva deciso di lasciarlo e di risposarsi con un altro uomo.

         La più celebre canzone di Totò è stata incisa in quasi 50 anni da moltissimi interpreti, quando Totò era ancora in vita e dopo la morte di Totò. Totò preferiva quella cantata da Giacomo Rondinella, il suo cantante preferito, insieme ad Achille Togliani, che ammirava anche per la sua eleganza. Dopo la morte di Totò, Malafemmina fu rilanciata da Fausto Leali che la incise in una interpretazione modernissima, come sigla di coda del programma televisivo Il pianeta Totò.
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