Tutti hanno in mente la maschera di Totò, però pochi sanno che Totò, in un certo senso, se la fece da solo, modificando quella che gli aveva dato madre natura. La forma del naso gli fu modificata da un pugno ricevuto da un compagno, mentre la deviazione della mascella la ottenne con estenuanti esercizi davanti allo specchio per rendere mobile e disarticolata la mascella, come il resto del corpo. Il risultato fu una particolare forma asimmetrica : con il naso ed il mento tendenti esageratamente a destra, con gli occhi allineati su due assi diverse e pronti ad agire indipendentemente, con la bocca costretta a seguire l'andamento del mento per cui, partita bassa sulla parte sinistra, finisce per impennarsi al centro e nella parte destra fino a disegnare una punta parabolica. La faccia era l'elemento fondamentale dell'aspetto esteriore di Totò. A questa era necessario aggiungere un costume che fosse buffo e che desse la possibilità al comico di essere riconosciuto dal pubblico subito come tale.

         D'altra parte il pubblico andava aggredito e doveva ridere alla prima uscita, altrimenti diventava distratto e persino rumoroso. Il costume di Totò riesce ad essere del tutto originale e nasce dal bisogno e dalla miseria.

         Racconta Totò: "Il mio guardaroba era scarsissimo e così dovetti accontentarmi di quello che ero riuscito a trovare: una sciammeria o fracchesciasse, una specie di frack largo e lungo, un paio di pantaloni
a 'zompafosso' corti e ridicoli, che mettevano in mostra dei pacchiani calzini a righe colorati e la bombetta. Mi mancava la cravatta: presi un laccio da scarpe e me lo annodai al colletto della camicia.
Fu un'idea geniale !"

         La miseria, la fame solo la molla primordiale della comicità do Toto', il quale una volta disse: "Io so a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità. Non si può far ridere, se non si conoscono bene il dolore, la fame, il freddo, l'amore senza speranza.... e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffelatte, la prepotenza esosa degli impresari... Insomma non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita...."
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