1921

Il giro sudamericano - durante il quale Petrolini ha sperimentato ancora il teatro futurista con Grigio Rosso Arancione di Corra e Settimelli - si interrompe bruscamente e Petrolini torna in Italia a precipizio, portando con sé una giovanissima ballerina di cui si è follemente innamorato: Elma Fernandez (Elma Criner). I due vengono addirittura inseguiti da un mandato di cattura, fatto spiccare dal padre della ragazza, il quale poi decide di perdonarli, viste le serie intenzioni di Petrolini. Ma i due si sposeranno solo nel 1932 con rito civile e nel 1936 - un mese prima della morte dell'attore - con rito religioso.

1922

Nel suo terzo viaggio per l'America del Sud, Petrolini sperimenta - oltre al repertorio ormai consolidato delle sue farse musicali (da Nerone a Ottobrata) - dei piccoli drammi in un atto: Il garofano di Ugo Ojetti, Cortile di Fausto Maria Martini e soprattutto Mustafà, rifacimento di Petrolini stesso dell'opera di due autori argentini, De Rosa e Discepolo. Grandissimo successo per Petrolini, ormai attore completo. Ma l'attore mira ancora più in alto. Nello stesso '22, prima a Milano e poi a Roma, affronta Molière: da Le médecin malgré lui, a i due atti del Medico per forza. Stavolta, sia il pubblico che la critica sono perplessi; ma l'attore non demorde, e continua sulla strada della commedia completa.

1922-'29

E' il periodo d'oro, in cui l'attore costruisce, uno dopo l'altro, personaggi indimenticabili e commedie esilaranti e profonde al tempo stesso. Da Notturno a Gastone, da Benedetto fra le donne a Chicchignola; dalla riduzione della commedia di Pirandello Lumìe di Sicilia (ribattezzata Agro di limone) a quella della farsa di Rosso di San Secondo Le esperienze di Giovanni Arce filosofo. Ormai Petrolini è l'attore più popolare d'Italia. E anche la critica lo osanna, seppure non mancano le polemiche, come quella con Silvio D'Amico, a seguito della pubblicazione di una raccolta di critiche sull'attore, che Petrolini stesso dette alle stampe, nel 1923, col titolo "Abbasso Petrolini". Ma Petrolini è comunque ormai l'attore che guadagna, e anche che spende di più: ha una villa a Castel Gandolfo, un appartamento a Roma, dove raccoglie opere d'arte e libri di teatro, nonché antichi costumi e maschere d'attore.

1930

Oltre all'intensissima attività teatrale, Petrolini trova il tempo e la forza - anche se i primi sintomi del male che lo ucciderà cominciano a farsi sentire - per fare un ingresso da padrone nel cinema: nel La canzone dell'amore (ispirato da una novella di Pirandello) è diretto da Righelli, in Nerone da Blasetti, in Il medico per forza e Cortile da Carlo Campogalliani. Tutti i film, ma soprattutto Nerone, servono a riprodurre il repertorio dell'attore, il quale - nemmeno sullo schermo - perde la sua caratteristica di geniale improvvisatore. I tre film sono bene accolti dal pubblico e la critica, come al solito, è divisa, ma per lo più plaudente.

1931

Petrolini scrive ed interpreta forse il suo testo più importante: Chicchignola. Pubblica anche una testimonianza sulla sua esperienza cinematografica: "Io e il film sonoro". Ma soprattutto Petrolini è a Parigi, alla Potinière, una piccola sala (per lui, che è ormai abituato all'Argentina di Roma) dove però accorre a vederlo tutto il mondo artistico e letterario della capitale francese. E il successo è grandissimo, unanimi i consensi del pubblico, della critica e dei colleghi. Tanto che Cécile Sorel, la decana della Comédie Française, e Edmond Sée, il presidente dell'associazione critici drammatici e musicali, lo invitano a partecipare allo spettacolo di addio che la Sorel sta per dare, dopo trentadue anni di appartenenza alla Comédie. Parteciperanno le maggiori personalità della scena francese e Petrolini sarà il primo attore straniero ad entrare nel massimo teatro francese di prosa. Il 23 giugno, durante il grande spettacolo, Petrolini ha il coraggio di recitare Moliére, pur conoscendo il tradizionalismo e lo sciovinismo di quel teatro e quel pubblico. E' un trionfo.