|
 |
|
1932
Da Parigi a Londra. Incuriosito dal successo parigino, l'impresario del Little Theatre, Levy, lo scrittura - pur perplesso sulla possibilità di fare breccia nel pubblico inglese, la cui lingua Petrolini non conosce. Ma l'attore, con il suo orecchio sopraffino, sa riproporre il ritmo generale dell'eloquio, sa cogliere i tipi universali… e il successo ancora una volta gli arride. Di più, è generale la corrente di simpatia nei suoi confronti, tanto che Petrolini diventa in breve popolarissimo, rischiando "di offuscare, come uomo di spirito, anche la fama di Bernard Show". Pubblica "Modestia a parte", autobiografico, e "Gastone", nella versione di commedia in 2 Atti.
1933
Da poco tornato in Italia da Londra, Petrolini parte per l'Egitto, dove recita all'Alhambra di Alessandria e al Giardino di Ezbekieh, davanti a un pubblico di innumerevoli razze differenti, riscuotendo sempre il più clamoroso successo. Va poi in Cirenaica, al teatro Berenice di Bengasi; in Tripolitania al Miramare e al Municipale di Tunisi, dove recita per la colonia italiana. E ancora: al Nouveau Casino di Nizza, al Kurfurstendamm di Berlino, a Locarno e a Lugano…
1935
Alla Komodie di Vienna si conclude il gran giro di Petrolini e della sua compagnia in Africa e in Europa. In due anni, dal maggio '33 al maggio '35 ha dato oltre 200 rappresentazioni: 30 a Parigi, 18 a Londra, 31 ad Alessandria d'Egitto, 30 al Cairo, 6 a Porto Said, 10 a Bengasi, 12 a Tripoli, 15 a Tunisi, 12 a Nizza, 10 a Berlino, le rimanenti a Lugano, Locarno e Vienna. E' stato ovunque proclamato "il migliore ambasciatore d'italianità per tutto il mondo".
Il 3 luglio 1935, al teatro Quirino di Roma, Petrolini dà la sua ultima recita, costretto a ritirarsi dalle scene da quel male che lo tormenta già dal 1929: l'angina pectoris. Fra alti e bassi, si era sempre ripreso, con grande vitalità e volontà - del resto è giovane, non arriva ai cinquanta… E poi, come cantava certe sere:
Petrolini è quella cosa
Che fa ridere la gente…
Se gli piglia un accidente
Non fa rider più nessun.
E lui, più d'ogni altra cosa, vuol far ridere e gli piacerebbe morire sul palcoscenico, tra gli applausi del suo pubblico… Invece in agosto, un attacco peggiore degli altri lo costringe a ritirarsi nella sua villa di Castel Gandolfo. Ma continua a fare progetti. Pur essendo, come disse ad un amico, "l'Upim delle malattie ", si illudeva di tornare a recitare "se la signora Flebbite e la sua commare Angina" si decidevano a scordarsi di lui…
1936
Ma continua a peggiorare, anche nella casa di Roma, dove ha scritto l'ultima commedia, Il Metropolitano, e l'ultimo libro "Un po' per celia e un po' per non morir…", pieno di ricordi allegri e amari, polemici e sarcastici. Gli sembra che a finire il libro, finirà anche la sua vita, per la quale sta lottando disperatamente. Ad aprile licenzia le bozze, il 29 giugno, il giorno di San Pietro patrono di Roma, muore. Fra le ultime frasi: "Quanto mi piacerebbe di rifare un'altra volta Mustafà!" e poi, vedendo entrare il sacerdote con l'olio santo: "Adesso sì che sono fritto!".
|
|
|