Del periodo creativo 1910-12, quando cominciava ad affermarsi all'estero, ma anche in casa, proprio a Roma allo Jovinelli o al Salone Margherita, è questa presa in giro di tanti "medioevalismi" di quart'ordine. Nasce come precisa parodia della Partita a scacchi di Giuseppe Giacosa, un dramma storico-sentimentale che andava per la maggiore, e diventa un'invenzione linguistica irresistibile.

Poteva anch'esser peggio
E invece sono un paggio
Che nacqui sotto un poggio
Che stava sotto un faggio.
Di notte, con un raggio
Di sole, era di maggio
Da dentro feci il viaggio
Di fuori ah! Che coraggio!
Nel fare il passaggio
Mi sporcai tutto il visaggio
E lo dico in linguaggio
Di neonato paggio,
saggio è un oltraggio
al messaggio con vantaggio.

Non mi rendete omaggio
Del mio modesto saggio?
Ebbene io sono il paggio.
Il paggio Ferdinando, sissignori, il paggio Ferdinando
Della Partita a Scacchi.

Ferdinando, sissignore, perché a quei tempi tutti quelli che non avevano il D, zacht! Glielo tagliavano. Voi non potete immaginare cosa accadde quel dì. Ma lo sa il bandito Ernani che canta sempre: Sono il bandito Ernani, odio me stesso e il dì. Che tipo era Ernani! Odiava il D. Non poteva odiare il P, il QU, l'ERRE, il CI…No! Lui odiava il DI.

La prima volta che vidi Jolanda la guardai negli occhi suoi che sono tanto belli e gli dissi:" Jolanda, ci facciamo una partita a scacchi?" "Ma sì - disse lei - facciamoci una partita a scacchi" Poi sai come è, quando si è lì. Ci siamo fatti una prima partita, poi ce ne siamo fatta un'altra, poi ancora. Alla fine io non vedevo che scacchi intorno a me.

O Jolanda, o dolce nome
Che significa viola, violetta, violoncello, violino,
antimandola, mandolino, chitarrone.
O Jolanda, o donna amata
O viola violata, o gentil violazione.
Io guardo gli occhi tuoi che sono tanto belli.
Stretta la foglia, larga è la via
Dite la vostra, che ho detto la mia.

Jolanda, ti ricordi quando ci amavamo di quell'amore idropolosichinoterapeutico, antigalvanico, fantasmagorico, corroborante, digestivo, febbrifugo, galvanoplastico.

Era di giugno
E a giugno, tornerò a farti le dolci serenate.
Ah! Quella partita! Era partita e venne subito.
Io fo un passo di cavallo
Lei mi mostra la sua torre
Io l'alfiere metto in ballo
Spingo avanti e soffio il re.
Al mio soffio raffreddato
Esce il re con due pedoni.

La regina ha minacciato
Di pestar l'alfiere e il re.
Per tirar la torre in ballo
Tre pedoni allor le mostro
Ma quel ciuco di cavallo
Me li schiaccia tutti e tre.

(E' il destino del pedone)